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Il decreto anti-rave che non riporta la parola “rave” una sola volta. Ci provano

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di Daniele Santi

Della famigerata norma sui rave-party la parola rave non c’è. Una banale dimenticanza o, più in aderenza con il pensiero di questa destra, una misura per limitare possibili manifestazioni anti-governative in luoghi pubblici – o cortili universitari? Non c’è. Guardate qua. E’ l’articolo 5 (pagina 1, Gazzetta Ufficiale del 31 ottobre, è completa al link in alto).

Art. 5.
Norme in materia di occupazioni abusive e organizzazione di raduni illegali
1. Dopo l’articolo 434 del codice penale è inserito il seguente: «Art. 434 -bis (Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica). — L’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica. Chiunque organizza o promuove l’invasione di cui al primo comma è punito con la pena della reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 1.000 a euro 10.000. Per il solo fatto di partecipare all’invasione la pena è diminuita. È sempre ordinata la confisca ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale, delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato di cui al primo comma nonché di quelle utilizzate nei medesimi casi per realizzare le finalità dell’occupazione.».
2. All’articolo 4, comma 1, del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, dopo la lettera i -ter ), è aggiunta la seguente: «i -quater ) ai soggetti indiziati del delitto di cui all’articolo 434 -bis del codice penale.».
3. Le disposizioni del presente articolo si applicano dal giorno successivo a quello della pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

Ecco qui la legge scritta apposta per uscire dallo stato di underdog. Una pessima norma, liberticida, e già in vigore dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Poi toccherà modificarla perché, dicono, è scritta coi piedi. Ho avuto una cara amica che decise di non ricandidarsi e di lasciare la politica perché, mi disse, “non sappiamo più cosa firmiamo. Non c’è più nessun che sappia scrivere leggi e decreti“. Succedeva alla fine degli anni ’90. Perché tra chi non grida (e scrive) incongruenze c’è ancora chi ragiona.

Dunque quel decreto – forse frutto di possibile delirio identitario da preservare – è parte dell’ennesima cortina di fumo che le destre sono abituate a rilasciare per fare stare zitti chi non li vota (la stragrande maggioranza, se consideriamo anche chi a votare non ci va, 18milioni di persone più o meno) ed esaltare i cultori del braccio teso e dei raduni a Predappio (a proposito ne hanno indagati 8, su tremila, per parlare di numeri). E quel decreto non è solo un esempio del non sapere scrivere o dello scrivere coi piedi (parole di Peter Gomez a Tagadà del 3 novembre 2022, ore 14.30, per i cultori della precisione), è proprio di chi delira di sicurezza a tutti i costi forzando la mano e mettendosi ad autorizzare intercettazioni come se fossimo ai tempi del Kgb. O di Mussolini.

Così eccoci da capo sapendo che da un governo di destra ci si aspettano provvedimenti di destra, certamente la statura politica che Meloni rivendica per sé non si aspetta pasticci esilaranti come le prime cose fatte, poche e tutte discutibili e tutte tese a soffiare nebbia sulle cose importanti che non sono in grado di fare perché non sanno da che parte cominciare. Dal 1994 chiunque sia il presidente del Consiglio, non ne imbroccano una cercando di reprimere il dissenso. E’ la solita destra nostalgica. Brava solo a parole, poi ineguagliabile nei pasticci. E ne vanno fieri.

 

(3 novembre 2022)

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