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Ex Ilva, rottura tra governo e ArcelorMittal. Chissà perché si sospettava

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Ha sbattuto la porta ArcelorMittal sull’ex Ilva di Taranto, dopo i capolavori di Di Maio è stata la volta del Governo la cui “delegazione ha proposto ai vertici dell’azienda la sottoscrizione dell’aumento di capitale sociale, pari a 320 milioni di euro, così da concorrere ad aumentare al 66% la partecipazione del socio pubblico Invitalia, unitamente a quanto necessario per garantire la continuità produttiva”.

Al Governo è toccato prendere atto della indisponibilità di ArcelorMittal ad assumere impegni finanziari e di investimento, perché a volte persino in Italia si capisce che senza soldi le cose non vanno avanti, così che “Invitalia” è stata invitata ad “assumere le decisioni conseguenti, attraverso il proprio team legale”. Lo riferisce Palazzo Chigi citato da Il Sole 24 Ore. Dietro l’angolo l’amministrazione straordinaria a meno di miracoli. Essendo alle porte le elezioni Europee se ne potrebbero inventare di nuovi. Tanto poi le urne chiudono.

Nel frattempo sarà necessità prioritaria ricorrere alla composizione negoziata di crisi, procedura stragiudiziale che consente di attivare misure protettive a tempo per evitare che i creditori aggrediscano il patrimonio. Dicasi, si mangino viva l’azienda. Nell’attesa del prossimo capolavoro i sindacati sono convocati per l’11 gennaio.
(8 gennaio 2024)

 

 

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