di Daniele Santi, #Politica
Il presidente del Consiglio Mario Draghi, da troppi e troppo in fretta definito mite, oggi le ha cantate chiare in zona Bosforo, definendo Erdogan “un dittatore”, e aggiungendo che “coi dittatori si deve trattare”, perché se il mondo è un mondo di ladri scelta non c’è, e poi ha chiesto in toni piuttosto chiari e difficilmente traducibili in un’altra qualsiasi lingua “mettetela di vaccinare chi ha meno di 60 anni: i ragazzi, gli psicologi di 35 anni, questa platea di operatori sanitari che non sono in prima linea. Con che coscienza la gente salta la lista, sapendo che lascia esposto a rischio di morte chi ha più di 75 anni?”.
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Aveva prima chiesto, con i toni educatissimi che lo contraddistinguono di rispettare la “La raccomandazione” di “usare AstraZeneca per coloro che hanno più di 60 anni d’età. Il rischio di decesso è massimo per coloro che hanno più di 75 anni, quindi bisogna vaccinare prioritariamente quelli più avanti con l’età. Tutto dipende da questo”.
Poi succedeva che governativi, ristoratori che sembra non lavorino solo loro, giornalisti e conduttori mettessero in piedi l’ennesimo inguardabile spettacolo, di grande disonestà intellettuale in molti momenti, continuando a minacciare invasioni di parlamenti, blocchi di autostrade ed altre azioni che sono dispendiose per il semplice fatto di metterle in campo.
Della cultura nessuno ha parlato: di turismo e indotto, ristoranti inclusi, si è gridato molto. Draghi ha poi aggiunto che certamente “Sì alle riaperture, ma non ho una data”.
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(8 aprile 2021)
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