Il killer di Alika fu ricoverato in TSO

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di G.G.

Nel passato di Filippo Ferlazzo, in carcere per l’omicidio insensato di Alika Ogorchukwu, una delle troppe cose insensate che succedono in questo paese dove chi dovrebbe decidere è così impegnato a seminare odio a fini elettorali da evitare di prendere decisioni che salvino un popolo, anziché imbruttirlo, c’è anche un ricovero in Tso. Risale ad appena dodici mesi fa, mica ere geologiche.

La diagnosi, scrive Repubblica, fu di “tossicodipendente aggressivo con disturbo di personalità, una sindrome bipolare, comportamenti psicotici”. Proprio uno da lasciare scorrazzare indisturbato, fidanzata al seguito, come se niente fosse.

Repubblica cita fonti sanitarie di Salerno, dove l’uomo viveva con la madre Ursula, sua amministratrice di sostegno, che ora piange il suo: “Non avrei mai pensato che potesse arrivare a tanto” e il “Non ho parole, mi dispiace molto per quella famiglia e sono preoccupata per mio figlio”. Se le cose stanno così la domanda “Perché non era vigilato?” diventa soltanto una delle tante domande che si regalano al vento in un paese pronto alla polemica postuma e al buonismo del poverino, ma mai troppo attento agli effetti della sua superficialità nell’affrontare qualsiasi problema. Qui c’è un uomo di 39 anni morto ammazzato senza motivo, una moglie che lo piange e un bambino di 8 anni che non avrà più un padre.

Dire che tutto questo poteva essere evitato è un’altra occasione per parlare al vento in un’Italia nella quale ormai non si fa altro, ascoltando con raccapriccio il silenzio di una città, il presidente leghista di Regione che non si reca sul posto “per non prestare il fianco a speculazioni” e una donna, la moglie di Alika Ogorchukwu, che grida voglio giustizia.  Le auguriamo di tutto cuore che la trovi.

 

(1 agosto 2022)

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