Non parliamo di bravate, non parliamo di scherzi, non diciamo “sono ragazzi”: l’ennesimo episodio di omofobia è avvenuto in provincia di Perugia ai danni di un ragazzo appena adolescente e, purtroppo, racconta molto di più del singolo attacco.
Il ragazzo ha trovato il suo nome scritto su un palo della luce, appena sotto, una scritta tristemente ricorrente e nota per la comunità LGBTQIA+: “FINOCCHIO”. La madre della persona che ha subito questa violenza si espone su Facebook e, secondo quanto ricostruito, l’insulto omofobico avrebbe avuto l’intenzione di colpire il ragazzo per la sua passione per la danza.
“Permetteteci di dire che siamo davanti al bullismo?” scrive la madre nel post. “Chiedo solo gentilmente a voi che state leggendo di non trarre in disparate certi bambini perché di sicuro mio figlio non ha malattie contagiose se non la sua semplicità giusta o sbagliata (come tutti)”.
Un appello che dovrebbe spiazzare per la sua inopinabilità, ma che invece trova un muro costruito da un governo che ha il preciso obiettivo di dividere e creare un terreno fertile per l’odio verso le soggettività LGBTQIA+ e per la violenza di genere.
Ci troviamo ancora una volta a dover ribadire l’ovvio, cioè che appassionarsi alla danza non abbia collegamenti con l’orientamento sessuale e affettivo o con l’identità di genere di una persona, e che una persona LGBTQIA+, come chiunque altrǝ, debba avere ogni diritto di potere vivere la propria vita a pieno, cercando la propria felicità personale, e senza subire violenza da famiglia, amicizie, sconosciuti o istituzioni.
Attacchi alle persone trans e all’accesso ai percorsi di affermazione di genere, mutilazioni dei diritti di relazioni non etero, lotte e applausi contro una legge che tuteli le persone che subiscono atti di odio specifici in quanto persone LGBTQIA+: queste sono solo alcune delle mosse attuate dagli ultimi governi italiani di destra, conservatori, autoritari, repressivi e violenti, che hanno generato un ambiente nocivo per chiunque si discosti dalla loro idea di “normalità”.
Questo substrato di pregiudizio, aggressività verso ciò che non si conosce, odio verso chi differisce da quello che è definito dalla norma, cresce più velocemente che mai, proprio perché a chi lavora sui temi del bullismo e dell’educazione alle differenze viene impedito di farlo. Il testo presentato poche settimane fa da Valditara ha introdotto il consenso informato per tutte le attività extracurricolari che trattano temi legati alla sessualità: ok dei genitori obbligatorio per medie e superiori, divieto assoluto per infanzia ed elementari.
Come si può pensare che la nostra società evolva in termini di solidarietà, rispetto, empatia e cura, se gli istituti scolastici non si fanno carico dell’educazione all’affettività e alla sessualità? E come si può pensare che possano essere i genitori di una persona a decidere se questa debba o non debba fare suoi gli strumenti basici di civiltà?
In una classe in cui un progetto di educazione all’affettività e alla sessualità si fosse tenuto come dovrebbe, le persone parte di quel gruppo avrebbero appreso che i ruoli di genere, e le aspettative che riponiamo rispetto a quei ruoli, sono dei costrutti, e che essere uomo ed essere donna non impone obbligatoriamente di non apprezzare o apprezzare la danza, di amare il blu o il rosa, di portare capelli lunghi o corti, di potere accedere a determinate professioni o di doversi occupare della gestione domestica. In una classe in cui un progetto di educazione all’affettività e alla sessualità si fosse tenuto come dovrebbe, forse non ci sarebbe stata una persona in grado di prendere un pennarello e scrivere su un palo “FINOCCHIO”.
(19 novembre 2025)
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