Il valore della vita? Nemmeno sanno cos’è. E ormai nemmeno stupisce che si ammazzino come cani tra loro per uno sguardo, o che addirittura si diano consigli su una “buona morte”. E’ la parte oscura dei giovanissimi che arrivano, come pare dalle indagini che accusano il 18enne del Prenestino arrestato per la morte del 19enne Andrea Prospero, a rafforzare “il proposito suicidiario” di un amico, conoscente, compagno di chat.
Gii investigatori, scrive il Corriere, sono però rimasti colpiti dai dialoghi “isolati nella chat di gruppo” in cui i dialoghi che si scambiano tra il 19enne suicida e la sua spalla, vengono definitivo così impersonali e asettici “da sembrare lo scambio fra due robot” persino quando uno suggerisce come farla finita all’altro.
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E’ sempre il Corriere a citare alcune frasi del giovane suicida: “Non ne posso più dell’università, non mi piace dividere la stanza con un estraneo, non vado neanche a mensa perché non mi piace mangiare davanti agli altri, ho paura che notino i miei denti”, per concludere che “la stanza di ostello dove è stato trovato non sarebbe quindi una specie di covo per gestire chissà quali affari, ma un rifugio dal mondo che si pagava racimolando soldi online. Fino ad arrivare a quella che gli è apparsa l’unica soluzione”, togliersi la vita con l’arrestato che, a un certo punto, pare accorgersene: “Cazzo, non mi risponde più, vuoi vedere che è morto davvero?” e non dà nemmeno l’allarme. Un’altra, un’ennesima, bruttissima storia.
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(17 marzo 2024)
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