Arriva da Londra la possibile svolta sul mistero della morte di Alexei Navalny. Secondo le autorità britanniche riprese da numerosi media internazionali, il Regno Unito avrebbe le prove che sarebbe stato proprio il presidente russo Vladimir Putin a ordinare l’avvelenamento del leader dell’opposizione, morto due anni fa mentre era detenuto in una colonia penale in Siberia. Il dissidente e oppositore, il cui assassinio era chiaro dall’inizio e poca importano i mandanti, chiari anch’essi, ma senza prove, sarebbe stato ucciso con una tossina letale chiamata epibatidina, neurotossina tossica letale che si trova nelle rane freccia che vivono in Ecuador e che le tribù indigene del Sud America utilizzano per caricare le cerbottane durante la caccia. Lo scrive il quotidiano del nostro circuito Sassuolonotizie.it.
E’ un veleno duecento volte più letale della morfina e sarebbe stato usato per uccidere Navalny. Ora le conclusioni dell’indagine devono essere sottoposte all’organismo di controllo delle armi chimiche delle Nazioni Unite. Non si è fatta attendere su X la reazione della vedova Yulia Navalnaya secondo la quale non c’era alcun dubbio “fin dal primo giorno che mio marito fosse stato avvelenato, ma ora c’è la prova: Putin ha ucciso Alexei con un’arma chimica”.
E il prossimo numero di Gaiaitaliapuntocom MESE, in nostro nuovo mensile leggibile in stripbook dal sito ufficiale e scaricabile in PDF dal 25 febbraio e dal titolo La Mala Información, offrirà un ampio e approfondito servizio su altre questioni legate agli attacchi russi a dissidenti e agenti stranieri nella miglior tradizione del fu KGB (dicasi Stasi, per gli amanti dell’ex DDR), in un approfondimento in più puntate su La Sindrome dell’Avana.
(14 febbraio 2026)
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