di Giancarlo Grassi
In una intervista al Corriere che farà rizzare i capelli a coloro che si fermano solo ai titoli, Carlo Calenda ha – con la consueta brutale chiarezza – detto cosa pensa di fare con il suo partito Azione per le politiche del 25 settembre, dopo avere lanciato il Patto Repubblicano aperto a chi ci vuole stare.
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La proposta di Calenda è chiarissima: ritenendo che sia siano sempre costruite alleanze contro qualcuno e non per un programma chiaro da relizzare, il leader di Azione fa una proposta molto semplice: unirsi con altre forze in base a una valutazione del programma, e punta al 20% a livello nazionale (quando disse che puntava al 20% a Roma risero tutti, prese il 20,8%).
Poi Calenda scende nel dettaglio e racconta all’intervistatore Marco Gazzullo cosa Azione e + Europa vogliono fare: “…un piano che va dal fisco alla scuola, non saranno le 500 pagine che presentava l’Ulivo ma un programma semplice per un Paese normale. Non è vero che l’Italia non può essere governata, io da ministro ho fatto tutto quello che volevo o quasi, tranne ciò che mi è stato bocciato non dalla burocrazia ma dalla politica, come la vendita di Alitalia a Lufthansa. Bisogna avere esperienza gestionale e stare seduti alla sedia del ministero 20 ore al giorno. Questo Paese si può governare”. Poi aggiunge: “Compriamo il gas in Algeria e i partiti protestano per il rigassificatore di Piombino, quelli di governo e anche Fratelli d’Italia (…) in Italia non si riescono a fare le cose”.
Insomma un Calenda da guerra che è, al momento, l’unico che alla domanda “Programma?” snocciola una serie di punti. Chi è d’accordo ci sta chi non è d’accordo sta fuori. La politica ha anche una sua semplicità.
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(24 luglio 2022)
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